Bisogna cambiare e non è detto che sia sempre in meglio

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Questo blog da ora in avanti sarà in italiano. Sentivo l’esigenza di scrivere nella mia lingua e di evolverlo in qualcosa che non fosse solo moda o altro, ma che parlasse anche di altri argomenti. Il cibo e il vino ci sono in gran quantità, ma la mia vita non è solo questo. Così mi sono detta perché non scrivere solo in italiano? Di blog in inglese ne ho già uno che non seguo quanto vorrei, poi ne ho un altro in italiano di un settore specifico; almeno in questo posso parlare di molteplici argomenti e non lo catalogo in un settore.

Si cambia, tutti hanno bisogno di dare una sferzata alla loro vita e molto spesso le persone non accettano questo cambiamento. Mi vorrebbero sempre ibernata in un corpo e in un’anima che io non sento più di avere. La vita ti cambia, le situazioni, i mutamenti, che molto spesso non sono positivi ti fanno diventare un’altra persona: peggiore, migliore, non lo so. Sei solo diversa ed io lo sono. Da un po’ d’anni a questa parte sono cambiata radicalmente. Vedo le cose con un maggiore distacco: ho sviluppato paure, angosce che prima non avevo o le coprivo, forse.

C’e’ stato un tempo in cui ero il cuscinetto di molte persone. Ero la psicologa di amici, conoscenti, parenti. Tutti “vomitavano” addosso a me una quantità di frustrazioni e paure che io alla fine di quei racconti mi sentivo svuotata. Era come se fossi un palloncino cui si toglie l’aria e diventa il niente. Quella parte di me se n’è andata e la gente non lo capisce.  Ho letto da qualche parte ieri sul giornale che con questa crisi e in questi tempi d’incertezza la gente cambia così come i rapporti tra le persone.  E’ strano come in tempi come questi le persone invece di aiutarsi sviluppano un egoismo che secondo me è solo uno spiccato senso di autoconservazione. Io sono la prima, lo ammetto. Devo auto conservarmi perché se mi facessi travolgere  in questo momento dai problemi o angosce altrui potrei seriamente cadere in un baratro dove onestamente non voglio cadere.

Sono in giornate come queste che si sente il desiderio, però, di andare in soccorso di due amiche, mamme, mogli che si sentono travolgere dalle loro vite, non vivendo appieno il loro essere. Arrivate al ristorante io e l’altra amica (non essendo né mogli né madri) abbiamo detto: “stasera si ride e si scherza, i problemi li lasciamo per due ore fuori da quella porta”, e così è stato. Abbiamo mangiato, bevuto, abbiamo parlato di mille cose (sì, anche di politica), di lavoro, di bambini, ma in totale leggerezza, e ridendo molto.

PS: cena buona, il padrone non era tanto contento che facessi le foto del cibo, non sa che a quel tavolo c’erano tre blogger, di cui una anche molto famosa. Peggio per lui!

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