San Remo è sempre San Remo?

Ieri ho sentito dire da qualcuno che San Remo è l’unica certezza che abbiamo in Italia: cambiano i governi, i Papi, arresta quello o quella, pseudo VIP incinte che spiattellano la loro pancia come fossero le uniche ad aspettare bambini ma San Remo, no, lui resta lì ancorato all’Ariston. Anche per me San Remo è frutto di ricordi indissolubili, che ho in parte scritto qui e in parte ancorati nella mia testa;come scordarsi nei primi anni novanta le serate (specialmente l’ultima) sui divani di casa di una mia amica a guardare e commentare il vestito di quello o quella e le canzoni. Erano gli anni in cui una timidissima Pausini non si sarebbe certo aspettata, di essere una delle più grandi voci del nostro panorama e gli anni in cui uno scricciolo dal nome Giorgia avrebbe cantato una canzone che avrei sfoderato in più di una occasione, Come saprei amarti io, nessuno saprebbe mai. Tempi andati che anche la canzone di Toto Cutugno, l’Italiano, ci ha fatto capire. L’Italia cantata da lui non é più l’Italia contemporanea, purtroppo e più risentivo quelle parole e più ne rimanevo convinta.

Veniamo a noi: San Remo 2013. Mi posso perdere tutte le altre puntate ma la prima no. Inizio subito con il dire che a me é piaciuto anche se alcune volte non capivo se era il Festival o Che tempo che fa. Littizzetto e Fazio sono collaudati, c’è poco da fare: l’uno la spalla dell’altra. Gli abiti della Littizzetto inguardabili ma é da un bel po’ di tempo che di bei vestiti non se ne vedono a San Remo (rimpiango gli Armani di Mia Martini!), battute che fanno sorridere, alcune volte ridere, altre che si son sentite già, come alcune di Crozza. Già, Crozza. Io dico, se accetti e inviti un comico del genere ti devi aspettare di tutto. Insomma si sa da che parte stanno Fazio e Company e allora io mi chiedo ma che ce ne frega se ha iniziato le sue gag con Berlusconi? E’ identico. Mi ha fatto ridere nell’imitazione di Cordero di Montezemolo e di Ingroia, così come le metafore di Bersani. E’ spettacolo, punto. Si sa che la satira italiana si basa solo sulla Politica (beh, in effetti, ne danno di spunti), però, onestamente e mi assumo la responsabilità di ciò che sto per dire, mi aspettavo anche qualche battutina qua e là sulle dimissioni del Papa, cosa che é stata solo accennata con la parola, dimissioni.  Veniamo alle canzoni. Il sistema delle due canzoni può essere carino, ma troppo arzigogolato e troppo lungo, in più non so perché abbiano deciso di far intervenire ospiti come le sorelle Parodi, Montella, la D’Amico etc per proclamare la canzone che entra in gara tra le due proposte. Tra quelli visti ieri sera gli unici che mi sono piaciuti sono stati Mengoni e Simona Molinari e Peter Cincotti (che a parte suonare non si può certo dire che abbia cantato), ma un grande applauso va a Silvestri e il suo interprete della lingua dei segni. Chiara non l’ho sentita. Come il solito, il Festival é troppo lungo, ci vuole più scioltezza, velocità e gli interventi dei comici dovrebbero essere più corti. In più proporrei le tre serate com’era un tempo. Facendo in quel modo si risparmierebbe.

Sul finale mi lascio la scenografia: bella. Particolare, con i musicisti sospesi in aria e quella scala nera che si apre e si chiude. Vedremo quali sono stati gli ascolti e che cosa ci sarà in ballo stasera. L’unica certezza sarà Madame Sarkozy…affilate le lingue!

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