Semola, a Sesto Fiorentino c’è una piacevole scoperta

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Premessa:

E dire che Sesto Fiorentino oramai la conosco bene, ma erano anni che non mi avventuravo in quella zona. Poi un giorno di una settimana fa una mia amica mi dice che deve andare a provare questo ristorante siciliano a Sesto e mi chiede di accompagnarla. Non posso sottrarmi a questo richiamo, incuriosita sopratutto dal fatto che a Sesto Fiorentino, tra le fabbriche della Querciola ci sia questo bar. Sì, perchè è un bar che una volta al mese si trasforma in un ristorante proponendo menu degustazione di chiara origine siciliana.

Ma andiamo per gradi.

Semola, questo il nome del bar/ristorante è molto conosciuto in quella zona e durante l’ora di pranzo si riempie di avventori che lavorano nelle tante aziende di quella particolare area di Sesto Fiorentino. Il bar, che definirlo tale mi sembra alquanto riduttivo, propone menù veloci, economici ma dalla qualità eccellente. Non mi stupisco che alcuni clienti non abbiano chiesto, ma perchè non aprite anche la sera? Così padre e figlio amanti della cucina, grazie alla nonna ottima cuoca siciliana, non hanno pensato che ogni terzo venerdì del mese per pochi (la saletta al piano superiore non è grande) clienti potevano costrutire una serata con menu degustazione; quella di venerdì scorso era interamente dedicata alla loro regione d’origine. E’ bello vedere che il padre pur avendo lasciato la Sicilia da piccolo e nonostante l’accento fiorentinissimo non abbia perduto questo legame.

Il locale:

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Molto curato, costruito da un giovane architetto, anche lui invitato alla cena: arancione, grigio, marrone e verde, plastica insieme al legno ed alle piante. Ho subito avuto la sensazione di non essere in Italia ma all’estero. Dettagli sparsi ovunque, sul tavolo, davvero carina l’idea di girare le posate nel tovagliolo arancione e legarle con spago e lana dello stesso colore.

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Il cibo:

Un menù siciliano, il pesce ha dominato. Direte voi, ma a te non piace il pesce! Infatti, il pesce l’ho dato alla mia amica, io mangiavo il resto cioè le verdure. Ottima la caponata fredda e croccante. Molto diversa da tante altre mangiate in passato. Dei vini ne parlerò a parte perchè mi hanno davvero conquistato. Poi però sono arrivati i ravioli fatti in casa, perchè loro sono molto famosi per la pasta fatta a mano. Vale la pena solo per quello!

Ravioli ripieni di melanzane con pomodorini piccoli cotti in forno guarniti con ricotta salata. Semplici, freschi, leggeri ed estivi! Per secondo, dell’agnello con cous cous e verdure. L’agnello era tagliato a dadini e insieme al cous cous, alle mandorle e ha una piccola venatura di menta,mi sono tornati in mente tutti i sapori e profumi della mia amata Africa. Il sapore ed il gusto deciso dell’agnello si addolciva insieme alla mandorla ed al cous cous.

Dulcis in fundo, il cannolo siciliano. Una rivisitazione o meglio un altro modo di concepire il cannolo. Quello che abbiamo mangiato noi anzichè essere con la ricotta e i canditi alla maniera palermitana, era di crema pasticcera e dalla pasta del cannolo friabile e croccante. Una bontà assoluta e visto che ricotta e canditi non mi piacciono ho apprezzato moltissimo questa variante catanese!

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I Vini

Già durante l’aperitivo (menzione a parte) ci è stato offerto un bollicine chiamato Luna nascente, un extra dry fatto da uve frappato davvero particolare. Il colore non è un rosé ma più vicino al colore del passito. Lo abbiamo bevuto anchecon i  primi due antipasti di pesce.

Poi siamo passati ai secondi e ce n’è stato uno in particolare che mi ha fatto molto pensare. Ci hanno spiegato che il vino proviene da una piccolissima azienda nel ragusano Sp 68 Arianna Occhipinti 2012, un vino biologico composto al 50% da  Albanello e Zibibbo al 50%. Un odore particolarissimo che secondo il mio naso aveva sfumature di zolfo che sono finite nello smaltato. Personalmente l’ho gradito molto al naso e poi in bocca.

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La grande innovazione: l’aperitivo in cucina

Perchè ho finito con l’aperitivo? Perchè credo che sia la degna conclusione di questo post e di tutta la cena. Di solito le cucine dei ristoranti sono off limit, chiusure al pubblico, accesso invalicabile invece qui ci hanno offerto l’aperitivo, sfornando dal vivo le famose sarde beccafumo, patatine fritte, tagliate da loro, altri stuzzichini di pesce e la convivialità di volerne sapere di più da questo signore di origine siciliana che trasudava passione da ogni poro, ovviamente con un ottimo braccio destro, il figlio!

Un’ottima combinazione, bravi!

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