La mia grande bellezza

Ho visto la Grande Bellezza prima che vincesse il Golden Globe, i Bafta, i Nastri d’Argento e domenica sera, l’Oscar come migliore pellicola straniera. Fin dal primo trailer, io l’ho voluto fortemente vedere. E dire che a me Sorrentino e Servillo mi stanno pure antipatici, proprio spocchiosi (strano perché sono anche napoletani!) e quindi non era certo per loro che volevo andare a vedere il film.

M’incuriosivano molte le scene viste, gli spezzoni del film che andavano in onda durante le interviste per il lancio, insomma sono andata a vedere il film senza pregiudizi e mi è piaciuto davvero tanto. Molto, direi.

Non solo per le immagini di una Roma che adoro, per gli appartamenti da lasciare il fiato, ma per le maschere umane che hanno saputo descrivere.

A leggere i commenti di chi il film l’ha visto un po’ prima dell’Oscar o ieri in Tv mi sembra che le persone non hanno capito tanto il senso del film, ma forse il senso non lo hanno capito neanche certi critici che di mestiere fanno quello.

Non so come ma ogni volta che esce un film un po’ più fuori dalle righe tutti ci devono trovare un significo per forza. Tutti hanno visto la decadenza romana, dell’Italia, addirittura.

Tutti a dire che il film è piaciuto più in America; quell’Italia descritta lì piace molto perché vicina allo stereotipo che gli Stati uniti hanno di noi.

Io voglio dire che il popolo americano lo conosco molto bene e che non sono così stupidi come ci vogliono fare credere. A loro quel film è piaciuto per il contesto, perché gli ricorda una certa allure felliniana (a me per niente) e signori, questo film porterà un sacco di soldi nelle casse di Roma, non scordiamocelo. Ci sono tour operator che hanno già organizzato tour a giro per Roma sulle orme del film, come accadde a Firenze per il libro di Dan Brown, Inferno.

Non vedo in tutto questo cosa ci sia di male.

Altra cosa: ho letto commenti che dicevano pressappoco così. Non è l’Italia che mi rappresenta, non sono certo io quell’Italia lì, non ho amici che si stordiscono di musica e alcol o che usano i figli per fare soldi e bla bla….voglio ricordare che neanche io mi stordisco di musica e alcol e faccio festa tutte le sere, ma quel genere di Italia, vi ricordo che la si può trovare ovunque: a Roma, come a Milano, a Napoli, a Torino a Firenze, a NY, a Londra, Parigi, ovunque nel mondo esistono personaggi del tipo di Gambardella che per una grande botta di culo riescono a vivere anni perché hanno fatto fortuna con un libro, un quadro, un film, un’idea. Vi ricordo che esistono genitori che dietro al talento di un figlio lo sfruttano per portarsi a casa pagnotta e onori, vi ricordo che esistono personaggi come quello di Verdone, falliti, che prima di cadere del tutto riescono ad avere la lucidità di fare un passo indietro e recuperare quella vita che stavano perdendo.

Vogliamo parlare di quanti uomini e donne di 40-50 e 60 anni vanno ancora nelle discoteche a rimorchiare o fare finta di farlo, quanti personaggi che non hanno una lira ma che non si sa come riescono sempre a gravitare in certi ambienti a “elemosinare” feste, cene etc.

Tanti, se ne vedono tanti.

Molti hanno visto la decadenza romana, ma il film poteva essere stato girato in un’altra bella città. La bellezza indiscussa di Roma ha dato una bella mano, certo, ma è stato l’ambiente del film che mi è davvero piaciuto tanto. I tempi, le notti e le albe, la psicologia di quei personaggi che esistono, ribadisco, esistono, ci sono, ed è quella la tragedia, non, aver visto a tutti i costi la decadenza di Roma e dell’Italia, che poi se proprio vogliamo parlare di decadenza, pensate che sia solo quella romana o dell’Italia?

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