Ritorno al primo amore: Parliamo d’arte a Palazzo Strozzi

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Ieri sera ho assistito a una cosa veramente carina. Palazzo Strozzi mi aveva inviato diversi inviti per partecipare come blogger ai loro eventi ma poi, per una ragione o per un’altra non ero mai potuta intervenire. Finalmente ieri ci sono stata. Vi spiego di cosa si è trattato.

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Parliamo d’arte è un percorso che si snoda all’interno della mostra aperta fino a Luglio di Pontormo e Rosso Fiorentino maestri del manierismo, anche se come dice il sotto titolo Divergenti vie della maniera. Durante la visita si ha modo di discutere le opere, di sezionarle, di capirle e non occorre essere uno storico dell’arte, tutti possono intervenire perché non esiste solo un’interpretazione dell’arte ma molteplici. Palazzo Strozzi diventa così un laboratorio, dove in un’ora e mezza di visita si ha modo davvero di gustarsi l’opera in totale tranquillità. Ho accettato di buon grado questo invito anche per mettermi un po’ alla prova anche perché parlare con un giro ristretto di persone che non conosco, in più parlare d’arte ed esternare ciò che penso riguardo ad un quadro o ciò che vedo io, non è proprio cosa che mi mette a mio agio, invece è andata benissimo e posso dire di essere stata molto contenta. La gentilissima curatrice del progetto, giovane ma molto preparata ha fatto da moderatrice, ci ha fornito di panchetti per farci sedere comodamente davanti alle opere e abbiamo iniziato il nostro percorso. Le opere erano state selezionate da lei, quindi non abbiamo visto ogni singola opera, ma solo quelle che ci potevano forse far parlare di più. E’ stato davvero molto interessante sentire come prima cosa una breve introduzione sulle due figure contemporanee, ma che pur nascendo a pochi chilometri uno dall’altro, Firenze ed Empoli, Pontormo non si mosse da Firenze, mentre il Rosso andò a finire i suoi giorni in Francia, quindi possiamo definirlo cosmopolita. Anche se si formarono da Andrea del Sarto, già famoso e con bottega all’età di ventidue anni, i due si mostrarono subito molto all’avanguardia, passatemi il termine. La prima fermata è stata davanti alla Pala Pucci, Madonna con bambino e Santi, dove è scaturita davvero una bella conversazione.525px-Jacopo_Pontormo_-_Madonna_and_Child_with_Saints_-_WGA18082 Irene ci ha spronati a guardare oltre il quadro e cercare di vedere cosa ci trasmettesse. Un quadro per molti aspetti ci ha trovato d’accordo: gli sguardi diversi tra giovani e vecchi (San Giuseppe e San Giovanni Evangelista), la stranezza di vedere San Giuseppe con il bambino in braccio, la Madonna dentro ad una nicchia (e non un trono) con una torsione del busto anche piuttosto moderna e molto altro.

Poi ci siamo fermati davanti ad un ritratto di un giovane fanciullo, sezionandolo e poi davanti ad un altro (questa volta del Rosso fiorentino) in cui abbiamo fatto anche un giochino. Irene ci ha dato un foglio e noi guardando l’espressione dell’uomo dovevamo scrivere una frase.

imagesVolete sapere cosa ho scritto io? “Non è possibile, sono basito!”, perché mi ricorda certe espressioni che ho quando qualcuno mi racconta qualcosa o io leggo una e mail di qualcuno e rimango così, davvero! A parte questo, approcciarsi all’arte in questo modo riesci a vedere cose che prima non t’immaginavi di vedere e sopratutto ho capito che non esiste una risposta sbagliata o giusta che ci sono storici dell’arte che sono anni che cercano di decifrare le opere, il caso dell’ultima opera che abbiamo visto.
L’altra opera che invece ha acceso la discussione e che ci ha lasciato con molte cose da dire è stata il Matrimonio della Vergine del Rosso datato 1523.

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La mia reazione è stata “in questo quadro c’è troppa confusione, troppa gente”, tipica dei matrimoni (eh eh). Per poi scoprire da Irene che anche il Vasari, con parole più auliche aveva detto la stessa cosa –Il Rosso non lascia mai il vuoto nelle sue tele– e così è. Ci sono tanti elementi che saltano all’occhio. Maria e Giuseppe – giovanissimo – con calzari da antico greco o romano e lei scalza, il che se ci si vuol spostare su un tema più profondo potremmo disquisire sul perché. Ambiente prettamente di quel tempo lì, ma elemento che mi è balzato agli occhi sono le due figure che ci danno le spalle, tra cui una nuda. Un bel po’ diverso da un’altro Matrimonio della Vergine, di Raffaello fatto vent’anni prima.

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L’ultimo quadro è la famosa Visitazione di Maria a Sant’Elisabetta che si trova a Carmignano.

100488366Anche questo quadro controverso per molti aspetti. Ci siamo soffermati sull’imponenza delle figure, sui colori dell’abito, sul girotondo che sembrano fare e sulle figure che i restauri hanno tirato fuori. In basso a sinistra i due uomini seduti sul muretto e qui non si vede ma in fondo dietro al muro si vede sbucare una testa d’asinello. Mentre si vedeva questo dipinto, una blogger ha detto che la scena sembrava molto cinematografica. Irene ha lasciato in sospeso per un po’ questa osservazione e la fine del percorso è stato in una stanza buia e fredda dove abbiamo visto un’installazione video di Bill Viola, un artista contemporaneo che ha riprodotto in video la visitazione, che lui ha chiamato “The greeting” (1995).

Conclusioni. I percorsi di Parliamo d’arte avvengono ogni terzo giovedì del mese su prenotazione e per un minimo di sei persone, sempre su prenotazione anche in altri giorni. Il giovedì sera Palazzo Strozzi è aperto fino alle undici e nel suo cortile oltre all’aperitivo di Giacosa, musica, installazioni e altro e davvero un modo nuovo per trascorrere una serata in centro in un ambiente davvero affascinante. Ovviamente il percorso è aperto anche ai bambini e alle loro famiglie (con delle variazioni) e cosa davvero importante è che questi percorsi d’arte sono offerti anche i malati di Alzheimer.

Il prossimo Parliamo d’arte per quanto mi riguarda sarà alla mostra di Picasso in apertura a settembre e lì ne sentiremo delle belle, non vedo l’ora!

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